MILANO - “Siamo artisti, curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittorti, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, tutti coloro che operano nel mondo della cultura”, questo riporta il comunicato stampa diffuso dal nuovo centro per le arti di Milano Macao. Così, questa mattina, questo gruppo di persone di è diretto verso la Torre Galfa, sita in Via Galvani 40, e l’hanno occupata. “Sarà il futuro a dirci se abbiamo fatto una cazzata o meno”.
LA TORRE GALFA - Inaugurata nel 1953, la Torre Galfa conta 32 piani ed è disabitata da 15 anni. Nell’ottica della riappropriazione dal basso di quegli spazi trascurati dallo Stato, la torre è stata occupata questa mattina verso le 11.30. La palazzina è stata anche sede della Banca popolare di Milano mentre adesso, come riporta Il Post, sarebbe commissionata al gruppo di Salvatore Ligresti. Questo fantomatico numero 40 di Via Galvani si trova all’incrocio con via Fara, punto nevralgico tra la Stazione Centrale, il Pirellone e il nuovo palazzo della Regione Lombardia.
IL PROGETTO - Tutto frutto di una consultazione cittadina iniziata un mese fa a proseguita in versione 2.0 sul tumblr wmacao.tumblr.com con tanto di bando di concorso. Bandi chiari, amicizia lunga: lo scopo, quello di “individuare figure professionali e non che desiderano dare corpo al comune nella costituzione di un nuovo centro per le arti a Milano”. Dietro l’iniziativa, il gruppo di Lavoratori dell’arte. Per chi si chiede cosa stia a significare il nome Macao, presto detto. Macao, fa sapere il comitato, non è l’acronimo di nessuna espressione particolare, starà ai collaboratori individuare e sintetizzare l’identità del progetto. Al via la libera interpretazione dunque. Tra i sostenitori dell’iniziativa anche Dario Fo. Pieno sostegno anche da parte del Teatro Valle di San Lorenzo, Roma.
Un’estratto dal comunicato stampa:
“Apriamo Macao perchè la cultura si riprenda con forza un pezzo di Milano, in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la città devastata per mano di professionisti di appalti pubblici, di spregiudicate concessioni edilizie, in una logica neoliberista che da sempre ha umiliato noi abitanti perseguendo un unico obbiettivo: fare il profitti di pochi per escludere i molti. Oggi vogliamo restituire alla cittadinanza questo grattacielo, simbolo di quel sogno economico capitanato da grossi gruppi finanziari a tutt’ora nelle mani di uno dei più arricchiti e collussi burattinai della speculazione edilizia milanese”.

BOLOGNA, 03 MARZO 2012 – Un gruppo di persone ha occupato questa mattina lo stabile sfitto di Via San Donato 143/2. Sostenuti dall’Associazione Inquilini e Assegnatari – USB, questo gruppo di cittadini ha voluto puntare i riflettori sull’emergenza abitativa del territorio bolognese, rimproverando alle autorità un insensibilità che, secondo asia-usb, non poteva che sfociare in interventi di autorecupero.
Questa mattina nel quartiere San Donato si sono mobilitati lavoratori precari, disoccupati e studenti per sostenere chi ha subito o subirà a breve lo sfratto per morosità. Lo stabile di Via San Donato 143/2, proprietà privata e sfitta da anni, è solo uno dei tanti stabili vuoti del bolognese da cui inizierà una “requisizione popolare dell’enorme quantità di patrimonio sfitto”, fa sapere il movimento.
L’associazione – USB si è subito mobilitata per ottenere un tavolo di trattativa con Quartiere, Comune e Prefettura. Il fine ultimo quello di poter mediare fra i neoinquilini e la proprietà, nel rispetto dello stabile ma soprattutto in risposta all’emergenza che, sottolinea l’associazione, “interessa sempre più persone”.
Robert Neuwirth nostrani, Serafino d’Onofrio e Valerio Monteventi tracciano un profilo della nascita e dell’evoluzione dei centri sociali occupati di Bologna. Berretta Rossa fa riferimento ad una via del quartiere Santa Viola, culla del primo centro sociale bolognese. E così un viaggio di quasi 40 anni fra l’Isola del Kantiere, la Fabbrika e a seguire Livello 57, Tpo, Lazzaretto, Crash, Vag61 fino al più recente Bartleby.
Bologna la rossa ancora in tumulto e il progressivo allontanamento dei centri sociali dal centro città. Prefazione di Valerio Evangelisti.